Pizzaiolo: un artista contemporaneo

Con le mani impastano e sfornano ogni giorno, scelgono gli ingredienti e vestono le pizze di mille colori e sapori. Di chi stiamo parlando? Dei pizzaioli, ovviamente.

Lo stereotipo vuole che siano ragazzi vestiti di bianco dalla testa ai piedi, con magari un po’ di pancia e tutti sporchi di farina, ma la figura del pizzaiolo negli anni è cambiata moltissimo. Ad oggi è una delle maggiori risorse per ogni pizzeria e svolge un ruolo chiave perché dalle sue mani dipende il successo del locale. Ma non basta saper impastare, bisogna conoscere bene tutti gli ingredienti, aver studiato tutti i tipi di farina, sapere a memoria i tempi di lievitazione e cottura, oltre ovviamente ad avere una grandissima passione ed un’ottima resistenza alle alte temperature. Quindi, mentre prima questo percorso lavorativo veniva intrapreso con superficialità e leggerezza, ora gli standard qualitativi si sono alzati così come i gusti e le esigenze dei consumatori, i quali sono sempre più attenti e consapevoli di una volta.

Proprio per questo il pizzaiolo moderno è sempre meno legato alla tradizione, è molto attento a cogliere le mode che lo portano a spostarsi sempre di più verso proposte più sperimentali, raffinate e gourmet.

Questo lo sa bene Franco Pepe, proprietario di “Pepe in grani”, che ha dichiarato che, nonostante la sua formazione sia fondata sull’esperienza di tre generazioni, ha dovuto studiare, aggiornarsi e sperimentare per rimanere al passo con i tempi e per aggiudicarsi il primo premio ai Pizza Awards 2019.

Sul podio c’era anche Gabriele Bonci, che dal giornale “The Guardian” è stato definito “il Michelangelo della pizza” in quanto innovatore degli impasti grazie ad importanti ricerche sui vari tipi di farina.

Mentre il miglior pizzaiolo americano nel mondo è Chris Bianco, newyorkese di origini italiane, il quale dice che l’unico segreto della sua pizza è la scelta degli ingredienti italiani. Ma se Bianco è orgoglioso delle sue origini, il celebre titolare di pizzerie a New York, Los Angeles e Singapore, Anthony Falco, anch’egli di origini italiane ha invece dichiarato che “la pizza è americana, non napoletana”.

Quello che una volta veniva definito “un mestiere povero per i poveri”, in realtà ha esportato nel mondo l’amore per un’arte antica, la maestria e l’ingegnosità italiana.

Se mondo il “made in Italy” è diventato sinonimo di qualità, in Italia l’arte della pizza è sempre più etnica, infatti a Milano, Bologna e Padova la metà delle pizzerie sono gestite da stranieri, soprattutto egiziani.

L’opinione pubblica si divide tra chi sostiene che l’arte della pizza appartiene solo agli italiani perché ce l’hanno nel sangue e chi appoggia la tesi che anche gli stranieri facciano propria la tradizione italiana.

Voi cosa ne pensate?