GOOGLE: IL RISULTATO DI UNA PIZZA MAI CONSEGNATA


Quando da un fallimento nasce un impero.
Credeteci o no, è mancato poco che Google non fosse altro che un servizio delivery per pizza. Vi sembra impossibile?
Facciamo allora un salto indietro nel tempo di 27 anni: è il 1993, ci troviamo all’Università di Stanford (California) dove Larry Page e Sergey Brin, due nerd con una passione sfegatata per l’informatica e la matematica, studiano giorno e notte senza sosta. Le realtà da cui provengono non potrebbero essere più diverse: Larry nasce e cresce in una tranquilla cittadina dello Stato del Michigan circondato dai libri di scienze, fisica e cultura generale (entrambi i genitori sono informatici), Sergey vive invece un’infanzia più burrascosa: all’età di 6 anni fugge con la propria famiglia dalla Russia Sovietica per ricominciare una nuova vita negli Stati Uniti. Gli opposti però si attraggono e tra una lezione e l’altra i due diventano amici per la pelle.
Una sera, spinti dalla fame, hanno un’illuminazione: ordinare la pizza online. Internet era però appena nato e nessun locale possedeva una mail e una connessione. Per ovviare al problema, creano un sistema che permette agli utenti di compilare l’ordine e mandarlo via fax alla pizzeria, senza bisogno di alcuna telefonata. Brin e Larry non stanno più nella pelle e decidono di testare l’efficacia della loro invenzione mandando un primo ordine via fax alla pizzeria più vicina. Il loro piano fallisce in maniera eccezionalmente veloce: non arrivò mai una risposta e rimasero a pancia vuota.
Il fallimento del progetto non rappresenta in questa storia, come invece spesso accade, un punto di fine ma al contrario è stato la spinta necessaria ai due studenti per lavorare ancora più sodo e dar vita a Google, il motore di ricerca che ha oggi un valore di mercato di 245 miliardi di dollari.
Quindi alla fine, non tutti i mali vengono per nuocere e come ha detto Sergey Brin: “il tesoro nell’apprendere non sta in quanto probabile sia il successo finale ma in tutto ciò che si impara strada facendo, anche se si finisce a fallire in quella strada.”